La solitudine delle donne

Pensieri dimmerda, per periodo dimmerda. Mi sento sola, ecco.

Scambiarsi i sapori non vuol dire, *per forza*, sentirsi anche in compagnia. E se qualcuno mi scrive *mi piaci*, io rispondo con un *ma fammi il piacere* in partenza dal primo binario. Non mi basta piacerti, omuncolo insignificante schiavo dei sensi. Devi adorarmi, cazzo. Devi provare al mio passaggio un timore reverenziale, mandarmi sms la notte dopo esserti svegliato madido e contorto nel pieno di un sogno a luci rosse.

Non so cosa farmene della tua pena, non so cosa farmene del tuo pene.

Io comando, tu soccombi. E la schiera di Servi Della Gleba sarebbe una buona compagnia, lo ammetto.

Ma non fanno più i servi di una volta. E’ un prodotto fuori catalogo. Adesso usa spacchettare di fretta la caramella, ciucciarla distrattamente, trovarla gradevole per la prima volta, riporla in tasca, e ricordarsene al momento opportuno. Al primo flusso di sangue utile nella testa dove il sole non batte.

Non è pornografia, non è un buco con la donna intorno.

Lyza è il porto sicuro dove attraccare, e il mare che può inghiottirti ricorrendo come immagine apocalittica.

Questo, i fallocentrici, non lo capiscono. Devi formulare all’infinito frasi semplici e dirette, per far capire loro che comandi. Il presente indicativo, però, non è l’imperativo assoluto. E loro strisciano, sbavano, blaterano, sibilano quanto il tuo odore li mandi in estasi, per poi de-santificarti al prossimo albedo.

Come pollicino disseminano molliche di desiderio, scampoli di presenza, gocce di assenzio edulcorate.

La solitudine è massacrante. Sfinisce come il più inutile degli impotenti.

E’ un vuoto che ti mangia dentro, cena con i resti della dignità che vacilla borderline. Voglio, domando, ottengo. Questo è il mio, di sogno erotico. Sapere quel che pensi tu è un dettaglio talmente stupido da farmi muovere l’angolo destro della bocca in un fremito isterico.

Scuotimi, uomo. Devastami come uno tsunami inarrestabile. Sono la Regina della carne, sono una Dea capricciosa. Pronta a giocare di scambio, se vorrai. Fingendomi remissiva e ansimante, pendente dalla vis che ti spunta sotto il ventre.

Squarciami, conquistami, uomo. Separa le acque del mio ego,  poi infliggimi torture e pene immorali.

Rivelati serpe e tentami nella furia.

Sovverti il mio Regno, fai tua la mia Forza, lacera queste certezze impunite. Renderò tua la chiave della mia intimità più crudele, se solo saprai trovare la porta che conduce alla mia anima. Prova, un po’ della mia solitudine dall’alto del tuo obelisco. Mappa la mia pelle, scuotimi dentro.

E se non puoi occupare un trono al mio fianco, almeno, schiacciami per sempre con il tuo modo di godere, di godermi. Fammi urlare il tuo nome.

Mi sento sola, ecco.

E se non puoi essere il mio Servo, allora, impegnati una volta per tutte a farti amare come un Dio.

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2 commenti

Archiviato in Lyza Sogni

2 risposte a “La solitudine delle donne

  1. Quando hanno spiegato le mezze misure, eri assente? Bel post!

  2. Le sfumature di grigio mi son sempre state un po’ sulle scatole. Comunque son già passata a trovarti. Commenterò presto, perché sei pregno di quel s.s.s.(sangue, sudore, sesso) che, almeno sulla carta, adoro. Grazie.

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