Ho fatto un sogno

Saltando a pié pari la voragine interiore che mi assale ad ogni rintocco della mezzanotte, per l’ennesima volta ero lì, davanti ad una nuova alba. Quella dell’Anno Domini 2010. Senza compilare liste, senza attendere auguri.et.similia, senza carni vivaci al fuoco delle mie fantasie.

C’era Lyza, da sola. Sola, non proprio.

Lyza ed il suo muro bianco. Ha spento la luce, facendo partire un vinile, appogiandovi su la puntina consunta, scratchandola violentemente come se, quella musica, avesse qualche terribile scotto da pagare.

La musica ha sempre qualche colpa. E, pure non ce l’avesse, bello sarebbe sforzarsi di trovarla, passando qualcuno o qualcosa al patibolo emozionale.

Del resto, questa usanza barbara dello sperare.in.robe.belle.e.positive, in attesa del primo giorno dell’anno, ha abbondantemente sfrantumato i gioielli di famiglia. Le situazioni sono tanto più eccitanti quanto inattese. Disegnarle in anticipo, a tinte forti e tra paesaggi mistici, rischia di deludere l’attesa, alla fine. Io odio profondamente le delusioni.

Non so Voi.

Bianca parete. Donna sola.o.quasi. Desideri azzerati, incognite incombenti, salivazione rasoterra. Una bolla o duecento, danzanti sul fondo di un flute plastico. Si festeggia qualcosa, in quel bicchiere. Io non sono stata invitata. Sale “masquerade” dal Phantom, e le quadriglie scambiano coppie. Femmine discinte e turgidi cavalieri. Coriandoli, cappellini. Tristissime trombette.

Gli occhi pesantemente hanno detto basta. La parete bianca era accecante. Cadendo, le palpebre, hanno lasciato il posto ad immagini più edificanti. Una, fra tutte.

Eravate nudi come vermi, cari amanti. Tutti. Presenti, passati, futuri. E, per la prima volta, riuniti nello stesso letto, dividendovi la ciotola. Senza un maschio alpha, senza il virile egoismo tipico dell’uomo sessuato e padrone della situazione, smarriti come bambini privi di casa e cose e casi.

Impotenti, nel senso lato del termine. Ed eccitati, in una gara a chi prima sarebbe giunto sul boccone.

Timorosi, di svelare pubblicamente le private debolezze. E quindi immobili, congelati in quel tremore infantile di chi non sa da che parte cominciare.

La visione finiva in qusto modo. Con l’istantanea di un mondo nascosto e annullato nell’egoismo.

Al risveglio, la parete bianca parlò, prendendo in prestito le mie labbra: quanto affascinante sarebbe stato, poter godere dell’altrui voglia, in uno scambio sinergico di piaceri. Uno.alla.volta., lasciandoli macerare nel respiro corale, aggiungendo i tasselli che all’esperienza singola mancavano.

Invece no. Aprendo gli occhi erano ancora lì, ma ognuno nella propria sfera. Senza l’umiltà di imparare l’amore, attraverso la carne dei propri simili.

Quale grande spreco, l’incomunicabilità degli uomini. Quale grande delitto, non poter mandare in diretta mondiale l’infinita meraviglia dei Vostri Mondi.

Buon 2010.

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2 commenti

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2 risposte a “Ho fatto un sogno

  1. Sono rimasto con la curiosità di sapere il nome del pezzo sul prezioso vinile. E poi il maschio alpha, hai letto Huxley?

  2. Potrebbe essere Song For a Moment of Sadness, dei Caotic Souls. Ma non ci giurerei. No, non ho letto Huxley, ma ho visto parecchi documentari sui lupi. Dici che non basta?

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