Se telefonando

Quello che mi salva dal baratro della solitudine, in una vita popolata di gatti immaginari e ricordi strappati, non è come.molti.credono la prozacina, o gli alcolici, o la colla leccata dal retro dei francobolli. Quello che mi salva dal baratro di una quotidianità luminata di demoni, si chiama telefono.

Il telefono. Questo misterioso oggetto. Un coso non troppo diverso da un telecomando dal quale-miracolosamente-si materializzano affetti e pensieri. E parole. E abbracci. E, qualche volta, anche il sesso (ché quello, live, siamo più o meno buoni a farlo tutti. Ma al telefono…).

Ed è al telefono che qualcuno-generato.non.creato dalla stessa sostanza dei miei sogni-riesce pure a farmi ridere. Impresa titanica. Questo essere, a metà tra una divinità della carne e l’ultimo degli angeli caduti, l’ultima volta, mi ha rimembrato quanto, un tempo, si giocasse di nomi sulla mia natura. Un po’ tigre da retro.del.pick-up, un po’ serpe.di.mare.del.divano.letto, un po’ cagna.randagia.da.infima.pensione. Son stata tutte, e nessuna. Con Lui che, almeno, tra pochissimi eletti, di me testa&certifica i piaceri fisici e l’acume d’intelletto.

Direi un uomo da sposare. Se già non lo fosse, sposato. Dettagli. Minuzie. Orpelli.

insomma-ho incalzato-sono ancora la tua bestia, nonostante tutto…

una bestia nera. Profonda quanto l’Africa.nera., terribile come la Fame.nera, velenosa come una Vedova.nera, spassosa ed imprevedibile come lo Humor.nero.-disse. Sganciandomi la gabbia toracica e tirandomi di violenza il push-up che teneva su il cuore.

se. E misteriosa come un Buco.nero? No?!? Cos’è, la definizione ha bigiato scuola, Humbert?

Ed ho riso. Ma tanto. Senza quei legacci da bustino, senza stecche di balena a trapassarmi la pelle come coltelli. Riuscivo ad essere, per.lui., quel che per me non sono mai stata neanche guardandomi allo specchio.

Dolce. E nera.– neanche fossi uscita da una canzone di De André. Con quella voce talmente ferma e sicura ché avrebbe convinto  il più irremovibile degli scettici, se solo avesse voluto.

Dolce. E nera. esattamente come sono con un uomo, che uomo è, ma per davvero. E con la u maiuscola. Che non necessita di grafica per esprimersi, facendomi sentire donna. Anche al telefono. Anche senza vasodilatazioni imponenti. Anche senza sapienti e tentacolari impronte da lasciare sul derma.

Perfetta. Immobile. Immortale. Fotografandola, così, la Sua Lyza.

In un’immonda lussuria scarna di volgarità.

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