21 febbraio 2008

E fu.

Una lettera trentadue. Di quelle che i tasti fanno un rumore vero, quando si batte. Che non miagolano come quelli del pc.

E scrissi. Di me.  XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX. No. Di come avrei voluto. Essere. Meglio. In una notte di pioggia, con la luna piena dietro un paravento. Nuda. Un po’ triste. Attrice dimenticata nei sogni della gente. Si passava le mani sulla pelle bianca. Il sole non poteva più baciarla.

Io, più di lei. Un po’ triste.

Senza backspace. Continuai a cancellare con le X maiuscole intrise d’inchiostro, quanto di più sbagliato potessi volere. E scrissi. Di pioggia rullante sui tetti. Di una lametta, forse. Di un tratto netto e vigoroso, profondo. Trovai la vena d’oro della mia vera storia. La Storia.

Di Lui che chiamò facendo gridare quel telefono nero, da una cabina, domandandomi se fossi sola.

Sì. Come la Luna. Quanto la Luna. Più della Luna.

Tuono in lontananza. Goccegoccegocce. Sui vetri.

Luna. Non sentirti sola.

Non era il sole, ma un buon surrogato. Spalle grandi, nessun mantello. Fradicio, sull’uscio. Alle porte di una notte tutta da scrivere. Nel tempo di una birra, forse due. E di abbattere il muro del silenzio. Forse. Musica.

She’s intoxicated by herself,
Everyday she’s seen with someone else,
And every night she kisses someone new
Never you.

Pensai. Che una volta. Una sola. Sarebbe bastata. Vivere da protagonista dei libercoli stile Barbara Cartland. Con il rosa tinto negli occhi e sentimenti gentili e principi alti e distinti. XXXXXXXXXXXXXXXXXXXX.

No. Non sarebbe andata così.

Non l’avrei atteso per sempre. Quell’istante. Una tarantola mi morse l’istinto. Il diluvio si fece più intenso. Le distanze si accorciarono. La prima crepa nel muro. E l’ultima immagine:  la punta di un naso bagnato. A seguire solo sensi. Il sapore dolce dei pensieri umidi, uno scambio reciproco, immenso.

Senza un backspace. Senza X. Senza rabbia. Le mani rapide sui tasti, di quelli che fanno il rumore. Dentro. Senza controllo, senza censure. Musica.

You’re waiting in the shadows for a chance
Because you believe at heart, that if you can,
Show to her what love is all about
She’ll change.

Piegandomi come sul raccolto da mietere, sotto  falce di luce . Il mio volere si sciolse, confondendosi nella pioggia. Due corpi in un lago, fuori posto. Ribelli in lotta che devastavano un salone liberty, con i loro pensieri sporchi e cattivi. Impronte.

Non era il sole, no. Ma un buon surrogato. E, quella notte, scrivemmo la Storia, mentre il Mondo intero puntava gli occhi verso il cielo.

Eclissi. Buio.

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1 Commento

Archiviato in Lyza Sogni

Una risposta a “21 febbraio 2008

  1. Stella Was A Diver And She Was Always Down

    She was all right because the sea was so airtight, she broke away
    She is all right but she can’t come out tonight, she broke away
    She was all right, yeah the sea was so tight, air tight
    She broke away, broke away

    At the bottom of the ocean she dwells
    From crevices caressed by fingers
    And fat blue serpent swells
    Stella, Stella, Stella, Stella I love you

    Well, she was my catatonic sex toy, love-joy diver
    She went down down down there into the sea,
    Yeah she went down down down there, down there for me, right on

    So good, oh yeah, right on

    There’s something that’s invisible,
    There’s some things you can’t hide,
    Try detect you when I’m sleeping,
    In a wave you say goodbye…

    [Interpol]

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