Archivi categoria: Uncategorized

Acqua. Tiepida.

Ciao.

Sono la donna nascosta dentro Lyza. Una matrioska. Meglio.

Come se la mia vita dovessi stratificarla in mille capi di abbigliamento diversi. Come in quelle stagioni vittime dell’effetto serra.

Quando non sai mai quanto farà freddo. O se disidraterai dal caldo. E vestirsi d’umore diventa più difficile che scegliere l’outfit perfetto per l’uomo perfetto. Il colloquio perfetto. Il funerale perfetto. Robe così. Varie ed eventuali.

Merda. Ho detto outfit.

Al momento, questa donna-matrioska con l’anima plasticosa made in  Tupperware®, ha appena recluso Lyza in cantina. Salendo le scale. Tentonando con le mani in avanti.

Strizzando gli occhi e cercando di simulare una vista felina. Nella notte tempestosa. Sta voracemente deglutendo la chiave di quel luogo. Le scelte importanti varranno pure un piccolo sacrificio. Trachea e stomaco, ringraziano.

Sempre meglio che seppellirla viva, o nasconderla in una vergine di ferro. La mia Lyza.

Con un mashup nel cervello tra Fotoromanza della Nannini e Stairway To Heaven dei Led Zeppelin.

Inquietante colonna sonora, non trovate?

Sempre meglio del pianto soffocato della memoria o del gemito stretto dal futuro prossimo.

La donna nascosta dentro Lyza non parla. Non scrive. Non ha mai pensato di vincere un premio. Non ha creduto per mezzo istante di poter essere come la sua Lyza.

Un giorno.

Oggi, però, prende il coraggio di dirvela. Una stronzata. Sarà solo un’ inutile frase nell’inutile mondo fatto di inutili pixel e inutili scoperte:

L’ACQUA TIEPIDA NON ESISTE

Non esiste rapportandosi al Mondo. Non esiste facendo la doccia. O scegliendo l’abito della festa.

O facendo sesso.

Scopare non è fare l’amore. E viceversa.

Io vi ho avvertiti. Poi non lamentatevi.

Annunci

7 commenti

Archiviato in Uncategorized

Piastrelle

Sole. Afa. Sudore. E voglia di girare nudi per le strade.

Senza fermarsi troppo a mangiare con gli sguardi tutti quei corpi umidicci e scivolosi. Rincorrendo il desiderio della notte, con il miraggio di un mantello trapuntato di ghiaccio sulla pelle.

Distesa, a stretto contatto con il tuo respiro. E mi parlavi.

Di stupidi esibizionismi. Di minorenni in extra-shorts. Di maggiorenni strizzate in improponibili hot-pants. Di tutto quello sgambettare in una passerella mediatica, tipica dell’internet al tempo d’oggi. Immaginavo, allora, la tristezza di quelle case, di quelle stanze, di quelle #piastrelle . Di tutti gli esseri capaci di eccitarsi davanti ad un push-up mostrato con disinvoltura davanti alla webcam.

Come se, il sesso, fosse annusabile e sensibile al tatto.  Dietro uno schermo.

Ignoranza. Dissolvenza.

Quante scuse o hashtag ci vogliono per soffiare dietro il lobo di un uomo *amami*? Quanto è più indecoroso simulare erotismo virtuale, rispetto al  farsi scivolare lentamente sulle fantasie di marmo del proprio partner? Come è mai possibile trincerarsi in moralismi da due soldi, quando ti cerchi, solitaria, sogno dopo sogno, con il miraggio di uno sconosciuto senza volto e senza nome?

Non capivo. E volevo.

Non sapevo cosa ci fosse, mentre ti portavo dentro. Lontano dalla stupidità duepuntozero, dalla volgarità di quelle lapidi in fila come in un cimitero polacco. Morte. Tutte. Loro. Con tutti i seni. E glutei. E inguini. Intoccabili. Inarrivabili.

Insapore. Inodore. Incolore.

Ti aprivo la porta del mio mondo. La differenza. fn+backspace, per tutto il resto.

C’ero solo io. E la profondità dei miei bit, tra le labbra. Le tue.

Le nostre.

8 commenti

Archiviato in Uncategorized

Vendere l’anima

Scrivere per mestiere è una cosa che non saprei mai fare. Chiedete alla vostra fidanzata di far sesso per denaro. Forse, e dico forse, vi piazzerà un cinquino per direttissima su per la guancia destra (sempre che non sia mancina). A meno che non parta con un gancio del genere ti.spiezzo.in.due., nel qual caso, potreste rimetterci direttamente gli incisivi, qualche canino. Il frenulo del labbro superiore. Varie ed eventuali.

Scrivere per denaro, è la morte dell’ispirazione, la distruzione dell’orgasmo generativo, l’appiattimento della creatività, il frigidaire dei sensi messi in prosa.

Il giorno in cui, per sbaglio, dovessi pubblicare qualcosa, qualsiasi cosa, anche frasi.su.bigliettini.di.plastichina. per le patatine di Rocco Siffredi, sotto compenso, fatemi una squillo. Avette letto bene.

Fatemi unA squillo.

Mettetemi a 90° (non IN lavatrice, beoti! Al massimo SULLA lavatrice!), appoggiatemi il palmo della mano sulla schiena con virile convinzione per farla inarcare al punto giusto e, senza neanche quardarmi negli occhi,  fate pure il vostro comodo inturgidendovi di maschio trionfo.

E’ risaputo. Per far sesso con Control basta una  Mastercard.

Far l’amore con me-invece-non ha prezzo. Ergo, cari i miei Editori, mettetevi l’anima in pace, che la mia non la (s)vendo neanche al Diavolo in persona.

N.B.: non sono impazzita. Mi hanno solo chiesto un paio di volte di trasformarmi nella nuova MelAssa P., scrivendo con il telecomando qualcosa del genere “Cento mazzate di randello prima di andare a dormire”. Questo potete scordarvelo ma, se siete capitani abbastanza coraggiosi, possiamo incontrarci in un Motel per raccordarci piacevolmente su altre prospettive di collaborazione.

4 commenti

Archiviato in Uncategorized

Ho fatto un sogno

Saltando a pié pari la voragine interiore che mi assale ad ogni rintocco della mezzanotte, per l’ennesima volta ero lì, davanti ad una nuova alba. Quella dell’Anno Domini 2010. Senza compilare liste, senza attendere auguri.et.similia, senza carni vivaci al fuoco delle mie fantasie.

C’era Lyza, da sola. Sola, non proprio.

Lyza ed il suo muro bianco. Ha spento la luce, facendo partire un vinile, appogiandovi su la puntina consunta, scratchandola violentemente come se, quella musica, avesse qualche terribile scotto da pagare.

La musica ha sempre qualche colpa. E, pure non ce l’avesse, bello sarebbe sforzarsi di trovarla, passando qualcuno o qualcosa al patibolo emozionale.

Del resto, questa usanza barbara dello sperare.in.robe.belle.e.positive, in attesa del primo giorno dell’anno, ha abbondantemente sfrantumato i gioielli di famiglia. Le situazioni sono tanto più eccitanti quanto inattese. Disegnarle in anticipo, a tinte forti e tra paesaggi mistici, rischia di deludere l’attesa, alla fine. Io odio profondamente le delusioni.

Non so Voi.

Bianca parete. Donna sola.o.quasi. Desideri azzerati, incognite incombenti, salivazione rasoterra. Una bolla o duecento, danzanti sul fondo di un flute plastico. Si festeggia qualcosa, in quel bicchiere. Io non sono stata invitata. Sale “masquerade” dal Phantom, e le quadriglie scambiano coppie. Femmine discinte e turgidi cavalieri. Coriandoli, cappellini. Tristissime trombette.

Gli occhi pesantemente hanno detto basta. La parete bianca era accecante. Cadendo, le palpebre, hanno lasciato il posto ad immagini più edificanti. Una, fra tutte.

Eravate nudi come vermi, cari amanti. Tutti. Presenti, passati, futuri. E, per la prima volta, riuniti nello stesso letto, dividendovi la ciotola. Senza un maschio alpha, senza il virile egoismo tipico dell’uomo sessuato e padrone della situazione, smarriti come bambini privi di casa e cose e casi.

Impotenti, nel senso lato del termine. Ed eccitati, in una gara a chi prima sarebbe giunto sul boccone.

Timorosi, di svelare pubblicamente le private debolezze. E quindi immobili, congelati in quel tremore infantile di chi non sa da che parte cominciare.

La visione finiva in qusto modo. Con l’istantanea di un mondo nascosto e annullato nell’egoismo.

Al risveglio, la parete bianca parlò, prendendo in prestito le mie labbra: quanto affascinante sarebbe stato, poter godere dell’altrui voglia, in uno scambio sinergico di piaceri. Uno.alla.volta., lasciandoli macerare nel respiro corale, aggiungendo i tasselli che all’esperienza singola mancavano.

Invece no. Aprendo gli occhi erano ancora lì, ma ognuno nella propria sfera. Senza l’umiltà di imparare l’amore, attraverso la carne dei propri simili.

Quale grande spreco, l’incomunicabilità degli uomini. Quale grande delitto, non poter mandare in diretta mondiale l’infinita meraviglia dei Vostri Mondi.

Buon 2010.

2 commenti

Archiviato in Uncategorized

Una.notte.una.

But she’s had a sugar daddy and a candy apple caddy
And a bank account and everything accustom to the finer things
He probably left her for a socialite
And he didn’t love her except at night

Mi ricordo chiaramente, di quella notte.  Avvolta nell’abito lungo. Svettante sui tacchi alti, incerta se sciogliere i capelli in maniera selvaggia o continuare a tenerli su come un prezioso castello di carte.

E ricordo la musica, un blues, era Tom Waits. Credo. E le tue mani, quelle si, le ricordo fin sotto la pelle, mentre signore infiocchettate seguivano invidiose  quello scavare con le dita nella mia schiena, sulla carne spoglia.

Tom cantava, cantava. La voce dell’anima, nel fumo dei sigari. I vecchi di cartapecora si mordevano quanto restato delle labbra, e tu incedevi, stringendomi passo. Dopo. Passo. Non capivo se immaginassero la tua voglia attaccata al mio vestito o provassero più a simulare il tuo sguardo sulle mie labbra.

E fuori, le stelle. E la città, che urlava. E le bolle. Nel calice. Al tavolo.

Noi, fra la gente, facendo l’amore nel giro di un lento. Scoprendoci giocosamente fra i capelli, ritrosi e ambiziosi, strusciando corpi tra coperte di seta come nei campi di grano al chiaro di luna.

Dissolvenza.

Un blues ancora nella testa. Il tuo sesso fino dentro al cuore, i miei seni fra le mani. La voce di Tom, ad ogni tuo respiro ed un gemito appoggiato a quel muretto, nel buio, con gli alberi curiosi e perversi. Ti sei confuso nelle radici, ho smarrito  i tuoi occhi. Ti ho sentito animale e perso, realizzando quella danza a luci soffuse… mordendomi,  soffiandomi passione nelle orecchie. L’acconciatura è caduta con l’abito, il cielo si è schiantato nella fuga del piacere.

La musica è finita, il brivido  ha percorso ogni senso.

Piena del tuo profumo ho detto “grazie. Ciao.” in un sorriso triste.

E tu mi hai portata con te, nuda, chiusa nel portabagagli. Rapita per sempre. Insieme al sogno di una.notte.una.

5 commenti

Archiviato in Uncategorized

Il Cibo degli Dèi

Per un sorcio che scappa, duemila ne vengono.

In ogni senso.

Lyza si sente particolarmente cattiva da ieri sera. Proprio cattiva. Colpa di una frase sciocca, di un volgare doppio senso. Per poi scoprire che anche lui pensava lo stesso. Casi. Destino. Voglia. Noia, più probabilmente.

La noia è uno dei motori principali che mi spinge a cacciare. Di giorno, si, ma specialmente di notte. Quando i sensi si accuiscono e le nari s’inebriano di feromoni.Love.is.in.the.air.

Quando ti prende per il bavero quella pazza idea. Di Lui che guarda, mentre la regali a terzi. Mentre *lafaicredere*, a terzi.

Meglio.

Magari in un luogo pubblico. In mezzo ad un sacco di gente che mastica, beve, impasta roba in bocca, digerisce parole sature e fumose. Eblaeblaebla. Mentre Lui è lì. Che ti guarda. E non ha ancora capito se vuole vederli,  crescere sotto la maglia, mentre parli con l’ altro.

Mentre ridi con l’altro. Mentre baci quell’altro. Mentre tocchi quell’altro. Mentre lo accarezzi, quell’altro.

Mentre, quell’altro, ti dice quanto sei troia. Senza neanche farti godere.

Perché a Lyza piace così. Perché è un gioco stupido come la roulette russa. Se non rischi di perderci qualcosa. Non vale.

La scelta dell’altro è meticolosa. Sistematica. L’altro è un povero coglione.

Il coglione più povero di tutti. Povero di spirito e di sesso. Povero di voglie. Beato l’invitato alla cena di Lyza. Perché suo è il Regno, e sua la Potenza. Le dimensioni non contano, il lignaggio non conta.

Etichetta  vorrebbe, e sano vivere pure,  ci si alzi dalla tavola con ancora un po’ di appetito.

Tutto questo, Lyza lo fa, per insegnare le buone maniere. A Lui. Che guarda da sempre, senza mangiare neanche un boccone.

Forse non gliel’ hanno  mai detto: se qualcuno è tuo ospite devoto, aprendoti porte e portoni, sarebbe adeguata creanza, permettersi il lusso di sollevare la forchetta e, con la punta della lingua, accennare una degustazione furtiva e colpevole.

Forse, nessuno gliel’ha mai detto: se qualcuno ti ciba del nettare degli Dèi, dopo, diventi suo schiavo per sempre.

Crepa di fame. Stronzo.

dedicato ad F.

6 commenti

Archiviato in Uncategorized